Blog

pino_daniele

Pino Daniele: un bene comune

14 APRILE 2015 by Antonio Pascuzzo

Scrivere di un artista, che hai vissuto come un profeta nell’adolescenza, mentre la vita ti preparava la sorpresa strabiliante della sua amicizia (e l’agguato crudele della sua scomparsa) è esercizio faticoso perché  o saje comme fa o core.

Pino Daniele – Scio (Front)Mò cull’uocchie astritte e chine e suonn, nun saje cchiù che cosa haje raccuntà’, pensi che nun ce sta piacere!

Ma farlo è un dovere. Verso chi non l’ha conosciuto, o lo ha ascoltato solo in parte, verso quanti, per contagio virale, partecipano al dramma umano che diventa sbornia collettiva.

Il web pullula di link stupefacenti, provocatori, paradossali, sexy o strazianti. A chi scrive, piace pensare a questo post come “una dritta” quasi, sommessamente, un dono ad avvicinarsi alla straordinaria produzione di Daniele.

Ma che regalo è ? Manco ti costa niente…

Certo, ma questa volta il regalo è un tesoro, qualcosa che puoi condividere con tanti altri senza perdere la parte tua, qualcosa che non si consuma, non si sciupa, non si assottiglia: è un bene comune!

Questo concetto è abusato – spesso proprio in tema di cultura – perché applicato con iperboli velleitarie a beni limitati, beni per cui è necessario ripartire turni, tempi e modi del godimento comunque escludendo qualcuno.

Un bene è comune quando è possibile, in linea teorica e anche pratica, il godimento da parte di tutti per i propri scopi senza che se ne sottragga ad altri.

Il Bene Comune in questione è la “produzione” di Pino Daniele: un tesoro di influenze e rielaborazioni, originalità e intuizioni, melodia e ritmo, italianità, identità e internazionalità. Basta ascoltare i suoi album uno per uno, e almeno fino a Mascalzone Latino (1989), per snocciolare un rosario di perle e gioielli.

Il valore di questo artista è stato riconosciuto dai suoi simili: Pat Matheny, Ritchie Havens (il mito di Woodstock) che ha chiesto a Pino di arrangiargli il meraviglioso album Common Ground, quello che contiene la gemma a due voci “Gay Cavalier”!143173

Lo ha riconosciuto Eric Clapton, che lo ha voluto e invitato al Crossroads festival a Chicago il 26 giugno 2010; lo ha riconosciuto Marisa Monte, la star brasiliana che proprio ad un capolavoro di Pino Daniele “E po che fa”, tradotto in portoghese in “Bem Qui se quis”, deve l’impulso decisivo alla sua travolgente ascesa.

Pino Daniele ha cambiato la musica italiana, la musica napoletana, la canzone d’autore e la lingua napoletana.

Pino: uomo schivo, possente e fragile al contempo, con una voce dal timbro sottile e affilato, in grado di modellare liriche inconsuete, capaci di percorrerci e modificare la stessa percezione di quello che è il significato che abbiamo sempre dato alla definizione di musica leggera.

Con il suo lavoro ha cambiato la canzone d’autore italiana, aprendo all’arricchimento evocativo delle musiche del mondo e collaborando e suonando da pari con i grandi interpreti di tutto il mondo.

UNA RIFLESSIONE. Forse, senza cadere nelle iperboli del filo-internazionalismo, aiuterà una riflessione più vicina:  la canzone napoletana, è ormai da decenni cristallizzata in una antologia di brani talmente rigida e immodificabile, che di essa si sono fatte tutte le rivisitazioni possibili, e anche qualcuna impossibile.

Mai nessuno aveva osato pensare che il novero di quelle canzoni potesse essere implementato, integrato e sublimato dall’opera di un altro contemporaneo.

Ogni vano tentativo ha trovato la sua collocazione in sottocategorie (il neo melodico) o peggio ha trovato posto nell’effimero riservato a cantanti di grido a cui speriamo – almeno la storia, più meritocratica della cronaca – non tributerà tracce di ricordo.

Daniele è entrato senza avvisare, …bussano e port’ dic nun so nisciun…., ma dai suoi primi passi è evidente una consapevolezza e un’intenzione di ridisegnare i confini della musica italiana e napoletana. Alla canzone classica napoletana ha regalato: “Maggio se ne va”, “Basta na jurnata e sole”, “E’ sempe sera” e altre decine di intramontabili canzoni.

daniele-pino-2Preso dall’impresa, quasi inavvertitamente, ha arricchito la canzone di protesta (“O Padrone”, “Liberta”), la canzone satirica (“Na tazzulella e cafè” “Tarumbò”), l’invettiva (“t’aggia vede morta” “Baccalà”,  Puozze passa nu guaio”, nun me scoccià”). Per non parlare della canzone d’autore: quando – nel 1978 – affronta, dissacrando, le ipocrisie dilaganti. Sembrano temi lungimiranti ancora oggi (“Chillo è nu buon guaglione”).

Ha ripopolato il presepe napoletano con maschere universali strappate ai limiti della loro realtà ( “Fortunato”, “Donna concetta”, “O Mericano”).

Ha modificato e riscritto il dizionario della lingua napoletana, come Eduardo e Troisi, con parole e immagini che suonano di poesia. Le mode, i tormentoni stagionali e televisivi di oggi, appartengono all’effimero volgere di una stagione. La poesia, l’opera d’arte, si connota di questa forza, le parole che si legano insieme, indissolubilmente impastate, dal suono che avevano fino ad allora celato, per consegnarlo all’Ulisse che sa tendere l’arco della poesia.

Pino Daniele è stato colui che ha saputo mettere insieme suoni e parole, che insieme diventano un unico nuovo significato. Non parlo della mera sommatoria dei significati delle singole parole che la compongono: l’opera d’arte si distingue dalle altre attività che utilizzano parole o suoni (un atto giudiziario, un inseguimento della polizia) per la capacità, intesa come portata semantica, che offre in modo durevole alle parole ed ai suoni che utilizza, una nuova portata.

Inizio la mia collaborazione con Wild Italy scrivendo di Pino Daniele, l’artista che ho adorato, ascoltato, seguito, e studiato, l’uomo, che ho conosciuto, rispettato nella sua fragilità provata dal peso di quella grandezza. pinodaniele2013Niente testimonianze personali, troppo grandi per me, troppo impalpabili nella sua straordinaria esistenza: tutta n’ata storia!

Scrivo del vero lascito di Pino, quello che non avrà litiganti, ma è di tutti e di ciascuno, tra quanti vorranno e sapranno beneficiarne.

LA PROPOSTA. Nell’era della ricchezza immateriale, l’Italia potrà mai scrollarsi di dosso il complesso anglofono, e contrapporre ai tanti nani d’oltreoceano e oltremanica che ogni 2 settimane i media accolgono come “Dei scesi in terra”,  un artista che ha dato all’Italia e agli italiani emozioni poesia e bellezza in cui specchiarsi e da cui trarre ispirazione e consapevolezza?

La nostra industria discografica di nani e falsari, le nostre radio di “Proci dell’etere”, la nostra politica che riesce ad ottenere riconoscimenti mondiali per le più rare varietà di scarola, o per “l’irripetibile” genio italico nascosto nel caciocavallo, riuscirà per una volta a svegliarsi dal torpore?

Saprà avviare un processo di riappropriazione degli spazi e della considerazione, che la musica e la canzone italiana nei suoi esempi più fulgidi dell’ultimo secolo, avrebbe meritato (Pino Daniele, Fabrizio de Andrè, Lucio Dalla ad esempio) a livello internazionale?

Benigni, Troisi, Bertolucci, Tornatore, Sorrentino, Salvatores, hanno vinto l’Oscar, perché esiste un industria – quella cinematografica – che con tutti i suoi limiti, riesce ancora a non sciupare – negli angusti confini dello stivale – il genio e il talento, riuscendo a far valere e a beneficiare – spesso però sciupandola- di una ingente quantità di soldi pubblici destinati a questa forma d’arte.

Gli scrittori Italiani (Eco, Faletti, Fallaci, Saviano) sono letti, tradotti e apprezzati nel mondo. Spesso, questi grandi nomi della cultura hanno amato, cantato e si sono commossi per le canzoni di Daniele o di altri giganti della musica italiana.

pino5_800_800Chissà se davanti alla morte e alla grandezza incontestabile di questo artista, l’intero settore e tutti i suoi animatori sapranno trovare coesione ed unità e sapranno coinvolgere e fare rete, non per un bieco interesse di bottega, ma per fare qualcosa che è prima di tutto un atto dovuto.

Vorranno e sapranno, quanti hanno ridotto la musica italiana a tracce per il Karaoke, impegnarsi per valorizzare un patrimonio in grado di conferire valore a tutto il movimento ?

E prima ancora, siamo in grado di comprendere la portata dello scempio, che tanta cialtroneria ha provocato ad un settore economico e culturale, che fatta eccezione per l’ultimo secolo, è stato il fiore all’occhiello universalmente riconosciuto di quello che chiamiamo made in Italy?

…io vivo come te, scegliendo i miei rumori

per poi ridere di me, che sono sempre fuori

LEAVE A REPLY